L'ETERNO RITORNO

 

La dottrina veramente nuova che compare nell’orizzonte speculativo di Nietzsche nell’estate del 1881 è quella dell’«eterno ritorno delle stesse cose». Essa non segna però una svolta nel pensiero di Nietzsche e non rivoluziona un alcunché, perché si colloca perfettamente nell’orizzonte entro il quale le sue riflessioni già si erano sviluppate e si svilupperanno. In particolare, questa dottrina è il compimento allo stesso tempo della trasvalutazione di tutti i valori e del nichilismo, e collima con l’immagine del mondo come caos interpretata alla luce della volontà di potenza.

Questa dottrina sostiene che tutto l’accadere è destinato a ripetersi ciclicamente in eterno. Questa possibilità implica esattamente la stessa visione del mondo interpretato come volontà di potenza nella maniera descritta dal frammento citato del giugno-luglio 1885, il quale nella sua prima stesura caratterizzava il mondo come «mondo dell’eterno ritorno, come “anello degli anelli”». Il caos che si presenta come volontà di potenza è tale che il suo divenire caotico debba darsi «con flusso e riflusso delle sue forme», nel loro eterno ritornare.

Questa visione, si capisce, è il compimento del nichilismo: già il mondo come caos era l’antitesi del mondo ordinato, sensato ed escatologico di Dio; ora questa tragedia (tragedia per lo sguardo di chi rimanga attaccato al passato) si perpetua in eterno: «pensiamo questo pensiero nella sua forma più terribile: l’esistenza, così com’è, senza senso e senza scopo, ma inevitabilmente ritornante, senza un finale nel nulla: “l’eterno ritorno”. È questa la forma estrema del nichilismo: il nulla (la “mancanza di senso’) eterno!».

Nel contempo è però il compimento stesso della trasvalutazione di tutti i valori così com’è pensata da Nietzsche. Il senso che manca è infatti quello della tradizione, che cercava il fine delle azioni terrene non nelle azioni stesse, ma in una ricompensa ultraterrena o comunque oltre l’azione stessa; ora, invece, il senso è nella stessa vita, nel piacere di vivere, di esercitare la propria potenza, le proprie potenzialità, nel piacere delle cose prossime, nella gelosa coltivazione di un proprio ideale. La dottrina dell’eterno ritorno è il suggello della trasvalutazione di tutti i valori: «non mirare verso beatitudini, benedizioni, grazie, lontane e sconosciute, ma vivere in modo tale che vogliamo vivere ancora una volta e vogliamo vivere così per l’eternità! Il nostro compito ci si accosta in ogni momento».